venerdì 31 maggio 2013

Studio matto e disperato prima di una prova.

Poco fa stavo aspettando il treno nella sala d'aspetto della stazione di Chiari. Vicino a me era seduta una ragazza che stava ripassando, suppongo per un esame. Mi ci sono rivista tantissimo: i fogli stavano appoggiati sulle due gambe, ma lei cercava qualsiasi scusa per non guardarli distraendosi con tutto! Il treni che passavano, i ragazzi che parlavano, la porta che sbatteva, gli annunci all'altoparlante... Insomma tutto quello che faccio anche io appena prima di un esame quando sto ripassando. Perché parliamoci chiaro... Non saranno quei 10 minuti di studio che ti faranno andar bene un esame, è solo autocomvincersi che quei 10 minuti facciano la differenza.

mercoledì 22 maggio 2013

Arte concettuale.

Ieri da me me c'era una mia amica. Di solito ci intratteniamo con discorsi veramente ignoranti, tipo parliamo della rantolite seborroica dei Soliti Idioti e la sappiamo pure mimare decentemente dopo un discreto numero di allenamenti. Ieri però lei sfogliando le mie immagini di copertina su Facebook ha notato con disappunto che tra di esse figurava "taglio netto col passato" di Lucio Fontana. Secondo lei questo tipo di arte non può essere considerata tale, anzi viene addirittura sopravvalutata in rapporto al suo valore reale. Allora ho provato a spiegarle che è arte tanto quanto è arte un quadro più "classico".
Dunque, un secolo fa circa ha cominciato a svilupparsi l'arte concettuale. Già da questo nome possiamo capire che più che il soggetto o la tecnica in sè è importante il concetto che l'opera d'arte porta con sè, ovvero l'idea che ha portato un oggetto comune ad essere considerato opera d'arte. Tant'è vero che gente come Marcel Duchamp e Man Ray utilizzano "ready-Made", che sono oggetti già esistenti ma che diventano oggetti d'arte nel momento in cui vengono collocati in un luogo diverso dal loro habitat naturale, vengono privati della loro funzione originaria. Se prendiamo l'orinatoio capovolto di Duchamp ad esempio questo risulta evidente: quell'oggetto che ora consideriamo opera d'arte non verrà mai più utilizzato come orinatoio. Duchamp lo firma pure con un falso nome e lo presente in una galleria come opera non sua. Beh, è un'idea che nessuno aveva mai avuto, un'idea rivoluzionaria. Chi stabilisce che non è arte questa? Chi ha il diritto di dire che non si chiama arte perché non è frutto delle sue mani quell'opera? Certo che lo è, anzi è ancora meglio: è frutto della sua mente, è una sua originale e personalissima idea. Facile copiare ciò che già esiste! Parliamo di Cadeau di Ray. Non è più un ferro da stiro quello. Vi sono stati applicati 14 chiodi e per questo non potrà più essere utilizzato come ferro. È un regalo, ora.
E Mondrian allora? Qui si parla di arte astratta. Emblematico, ancora più della serie di alberi che disegnò, per me fu Il Molo. Un quadro dallo sfondo bianco, con lineette verticali e orizzontali a coprire una superficie curva. Se si guarda il quadro senza leggere il titolo, non ha alcun valore quel susseguirsi di linee. Il Molo. Ora tutto assume più senso, ci vuole uno sforzo da parte dell'osservatore, uno step in più rispetto a quando si guarda un bel quadro classico. Il pontile è una piattaforma orizzontale, retta da pali verticali. Linee racchiuse in una curva, perché? Il mare si muove, le onde sono sinuose e lui le rappresenta con una forma curva. Dietro questo quadro c'è uno studio molto più profondo che in un quadro di stile classico, per dire, un quadro fiammingo, ricchissimo di dettagli e precisissimo.
Tornando a Fontana e a Taglio netto col passato. Un quadro rosso, il rosso del sangue, della sofferenza. E dei tagli, che lasciano una speranza, portano ad andare oltre il rosso del passato.
Queste opere d'arte più di altre meritano una attenzione particolare. Non è la tecnica o il soggetto che rendono un quadro migliore di altri, è l'idea che ci sta dietro.

lunedì 20 maggio 2013

Intervista a me.

http://www.istitutogiglirovato.it/allegati/giornalino/g20.pdf

Aprendo questo link, a pagina 7 troverete un'intervista che mi ha fatto un'alunna della mio liceo. 
A cura di Marica Orrù (grazie).

sabato 18 maggio 2013

Let's go dancing.

Molte persone criticano le discoteche, la maggior parte delle quali perché le considera un luogo di perdizione. Io so che quello che mi dà una discoteca nel momento in cui senti solo la musica e nient'altro, quando balli e non te ne frega niente di quello che pensano gli altri, quando senti il tempo nelle vene più del battito del tuo cuore... Beh, è qualcosa che ti rende vivo, vivo per davvero.
"A me la discoteca non piace perché non si può parlare". Appunto. Faccio già 12 ore o più della mia giornata a parlare e ad ascoltare, se anche per quattro o cinque ore a settimana non si ascolta altro che musica tamarra non casca il mondo. E il bello è che proprio in quei momenti non c'è bisogno di tante parole, basta uno sguardo con l'amica per cominciare ad alzare le braccia al cielo e a muoversi a tempo. 
Mi piace ballare, mi piace ascoltare anche quel genere di musica, mi piace stare a divertirmi con le amiche o gli amici, mi piace fare tardi e vedere il cielo che comincia a schiarirsi molto in lontananza, mi piace uscire dalla discoteca e dover urlare per parlare perché ti sentì sordo per tre ore. 

venerdì 17 maggio 2013

Tempo per me.

Stamattina sono arrivata in classe con più di un'ora e mezza di anticipo. In realtà non è stato poi così male. Sono entrata in classe per prima, ancora con le luci spente, che si attivano con una fotocellula. Quando sono arrivata però solo metà aula è stata illuminata, il resto no e sto pensando di saltare sui banchi e ballare per trovare la fotocellula che illumini la parte anteriore dell'aula.
Mi sono messa lo smalto, ho ascoltato la musica, mi sono messa a pensare a me, a come vivo in questo periodo, al mio stato d'animo. Insomma mi sono presa in po' di tempo per me e non è stato poi così male!

mercoledì 15 maggio 2013

Proverbi contro le sfortune

Ci sono dei proverbi che servono solo a rincuorare gli sfigati.
"Sposa bagnata, sposa fortunata!". Intanto l'acconciatura e il vestito sono andati e non avrà un altro matrimonio in cui sarà perfetta. Se mi sposo e piove a me non ditelo dai.
"Porta soldi" quando pesti una cacca. Io ne ho pestate diverse (l'ultima sabato), ma ricca non sono ancora diventata purtroppo, per ora ho solo dovuto stare a lavarmi le scarpe puzzolenti.

sabato 11 maggio 2013

Shooting.

Io ho sempre amato farmi fotografare. Alice lo sapeva, così oggi ci siamo trovate e lei ha fatto tantissime foto a me e a Gianfranco. La prima location scelta è stato il Politecnico, edificio 11. Io indossavo dei jeans, una canotta bianca e una giacca gialla, con le converse gialle. Poi ci siamo spostati al Parco che c'è vicino al Museo della Scienza sempre a Milano (la fermata della metro è Palestro, sulla rossa) e lì indossavo un vestitino di pizzo bianco e delle scarpe nere con il tacco alto e a spillo. Ho dovuto sistemarmi i miei capelli molte volte perché purtroppo tengono poco la piega (a casa con la piastra, al Poli con la piastra di nuovo, poi diverse altre volte me li hanno cotonati un po' e pettinati). Ho poi optato per un trucco molto smokey, sul nero e l'angolo interno dell'occhio illuminato con l'ombrello argento. Poi tanto, tanto mascara per aprire lo sguardo. Per finire, un tocco di rossetto rosso, che come già sapete io amo! È stato bellissimo, interessante, divertente e... Wow! Sarebbe bello poterlo fare come lavoro.

mercoledì 8 maggio 2013

Coloriamoci.

Un giorno lessi che le persone che vestono di rosso sono sicure di sè. Io amo vestirmi di rosso e di giallo!
Un mio professore di religione del liceo (di terza e quarta) ci raccontò che quando si recò in India per un viaggio rimase affascinato da come le persone del luogo sfruttassero tutti i colori per vestirsi, mentre in Italia (soprattutto nella stagione invernale) non si usa per niente e ci si riduce a vestire di nero, grigio, marrone.
Ora non ci sono più scuse: è arrivata la primavera, finalmente, è arrivato il sole, il caldo, ed è ora di rinnovare in guardaroba con abiti freschi, dai colori accesi! E, perchè no?, per le ragazze anche un bel rossetto rosso o fuxia (no, non vanno limitati solo alla sera) saranno perfetti durante la giornata da portare con disinvoltura su abiti colorati.
La cromoterapia funziona, ne sono certa, anche solo applicata all'abbigliamento.

sabato 4 maggio 2013

Effetto placebo.

Credo che per me l'effetto placebo funzioni al contrario. Di solito c'è chi fa uso di "medicinali" omeopatici, che non fanno male alla salute e che sfruttano anche, appunto, l'effetto placebo, secondo cui già assumendoli sei convinto di star meglio proprio perché la tua testa si convince che "un medicinale ti fa stare meglio".
La mia testa, invece funziona al contrario. Io sono convinta che i medicinali omeopatici non servano a niente, quindi penso sia inutile assumerli perché non godrò del sopracitato effetto placebo. Siccome non dormo da una settimana mia mamma vuole comprarmi la valeriana. Funzionerà?!

giovedì 2 maggio 2013

La legge del taglione - il parere di un amico.

A proposito del mio post sulla "legge del taglione" un mio amico ha replicato con un articolo molto interessante e intelligente (dopo che abbiamo seriamente discusso per un pomeriggio intero) e ho deciso di pubblicarlo seppure io non condivida alcune sue componenti.

Negli ultimi giorni mi sono trovato a discutere con diverse persone della sparatoria avvenuta davanti a Palazzo Chigi domenica scorsa. Quotidianamente ci si interroga sui motivi di un gesto tanto irrazionale quanto distruttivo, se Preiti sia pazzo e rimaniamo attoniti vedendo la compostezza e l'immensa dignitá di Martina Giangrande, la figlia del Carabiniere più grave. Navigando nel mare di Twitter si possono trovare miliardi di persone che commentano l'accaduto e che propongono la ben nota legge del taglione come sistema per punire l'assalitore : in poche parole, Giuseppe Preiti ha cercato ( e ci auguriamo che abbia fallito!) di uccidere due persone e pertanto merita lo stesso trattamento!
Commenti di questo genere mi hanno fatto gelare il sangue nelle vele. Premesso che Preiti debba doverosamente pagare per il proprio reato e che la pena di morte non sia prevista dal Codice Penale ed espressamente vietata nella Costituzione, é davvero questa la soluzione, questa l'idea di Giustiza che la societá possiede?
Penso che troppo spesso ormai, abbagliati ed influenzati dalla facilitá e leggerezza con cui gli Stati Uniti uccidono per fare giustizia e reprimere il terrorismo ( basti pensare ad alla fine di uno degli attentori di Boston ), in Italia scambiamo Giustizia e vendetta, le mischiamo senza più distinguerle perchè siamo umani e siamo preda delle nostre debolezze e paure: abbiamo bisogno di rassicurazioni immediate nel momento di massimo pericolo e la ricerca di un seppur minimo conforto ci spinge a commettere qualsiasi azione, anche la più irrazionale. Punire con la morte Giuseppe Preiti sarebbe semplice, l'opinione pubblica ne sarebbe largamente confortata, ma sarebbe una sconfitta per Cesare Beccaria e tutti quegli illuministi, forse un po' visionari, che giá nel XVIII secolo combattevano contro la pena di morte, contro uno modello di Stato opprimente e liberticida, rivendicando per tutti il diritto alla vita e chiedendo l'estensione di molti altri. E credo che sarebbe una sconfitta per l'Italia stessa, che é stata uno dei primi Paesi al mondo ad abolire la pena capitale, e che da vittima ( o parte lesa) diventa carnefice contro un suo cittadino!
La funzione della pena é un'altra: non deve offrire alla folla ma rieducare il criminale, non trattare come bestie coloro che sbagliano, stiparli in minuscole celle giá sovraffollate quanto predisporre il loro futuro reinserimento nella societá. Uno Stato deve agire lucidamente, senza pregiudizi né attenuanti, dev'essere equo ed imparziale, dimostrare fermezza senza mai seguire gli umori della folla: l'opinione pubblica è estremamente volubile e sappiamo che il popolo tra Gesù e Barabba scelse Barabba.
Mai come in questi giorni mi sono sentito fiero di essere cittadino italiano, perché la Repubblica Italiana non prevede la pena di morte e garantisce a tutti il diritto alla vita, anche al peggiore dei criminali!
Mi é stato detto che sono giovane e che i miei sono solo ideali; credo che chiunque sostenga ciò possa anche avere ragione, ma ho una certezza ben stampata in mente: preferisco il sistema giudiziario italiano ( seppur lento, decisamente migliorabile, anche nel rafforzamento delle pene) a quello statunitense che ottiene risultati ad un prezzo carissimo.

mercoledì 1 maggio 2013

Bagagli in treno.

Ma porco cane, esistono apposta gli appendini in treno vicino ai finestrini e gli spazi sopra per mettere i propri bagagli. Perché dovete lasciarli invece ad occupare posti in più quando c'è gente che per questo motivo deve rimanere in piedi? Giuro che la prossima volta mi ci siete sopra, cretini maleducati! Ah, comunque buongiorno.