mercoledì 22 maggio 2013

Arte concettuale.

Ieri da me me c'era una mia amica. Di solito ci intratteniamo con discorsi veramente ignoranti, tipo parliamo della rantolite seborroica dei Soliti Idioti e la sappiamo pure mimare decentemente dopo un discreto numero di allenamenti. Ieri però lei sfogliando le mie immagini di copertina su Facebook ha notato con disappunto che tra di esse figurava "taglio netto col passato" di Lucio Fontana. Secondo lei questo tipo di arte non può essere considerata tale, anzi viene addirittura sopravvalutata in rapporto al suo valore reale. Allora ho provato a spiegarle che è arte tanto quanto è arte un quadro più "classico".
Dunque, un secolo fa circa ha cominciato a svilupparsi l'arte concettuale. Già da questo nome possiamo capire che più che il soggetto o la tecnica in sè è importante il concetto che l'opera d'arte porta con sè, ovvero l'idea che ha portato un oggetto comune ad essere considerato opera d'arte. Tant'è vero che gente come Marcel Duchamp e Man Ray utilizzano "ready-Made", che sono oggetti già esistenti ma che diventano oggetti d'arte nel momento in cui vengono collocati in un luogo diverso dal loro habitat naturale, vengono privati della loro funzione originaria. Se prendiamo l'orinatoio capovolto di Duchamp ad esempio questo risulta evidente: quell'oggetto che ora consideriamo opera d'arte non verrà mai più utilizzato come orinatoio. Duchamp lo firma pure con un falso nome e lo presente in una galleria come opera non sua. Beh, è un'idea che nessuno aveva mai avuto, un'idea rivoluzionaria. Chi stabilisce che non è arte questa? Chi ha il diritto di dire che non si chiama arte perché non è frutto delle sue mani quell'opera? Certo che lo è, anzi è ancora meglio: è frutto della sua mente, è una sua originale e personalissima idea. Facile copiare ciò che già esiste! Parliamo di Cadeau di Ray. Non è più un ferro da stiro quello. Vi sono stati applicati 14 chiodi e per questo non potrà più essere utilizzato come ferro. È un regalo, ora.
E Mondrian allora? Qui si parla di arte astratta. Emblematico, ancora più della serie di alberi che disegnò, per me fu Il Molo. Un quadro dallo sfondo bianco, con lineette verticali e orizzontali a coprire una superficie curva. Se si guarda il quadro senza leggere il titolo, non ha alcun valore quel susseguirsi di linee. Il Molo. Ora tutto assume più senso, ci vuole uno sforzo da parte dell'osservatore, uno step in più rispetto a quando si guarda un bel quadro classico. Il pontile è una piattaforma orizzontale, retta da pali verticali. Linee racchiuse in una curva, perché? Il mare si muove, le onde sono sinuose e lui le rappresenta con una forma curva. Dietro questo quadro c'è uno studio molto più profondo che in un quadro di stile classico, per dire, un quadro fiammingo, ricchissimo di dettagli e precisissimo.
Tornando a Fontana e a Taglio netto col passato. Un quadro rosso, il rosso del sangue, della sofferenza. E dei tagli, che lasciano una speranza, portano ad andare oltre il rosso del passato.
Queste opere d'arte più di altre meritano una attenzione particolare. Non è la tecnica o il soggetto che rendono un quadro migliore di altri, è l'idea che ci sta dietro.

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