giovedì 2 maggio 2013

La legge del taglione - il parere di un amico.

A proposito del mio post sulla "legge del taglione" un mio amico ha replicato con un articolo molto interessante e intelligente (dopo che abbiamo seriamente discusso per un pomeriggio intero) e ho deciso di pubblicarlo seppure io non condivida alcune sue componenti.

Negli ultimi giorni mi sono trovato a discutere con diverse persone della sparatoria avvenuta davanti a Palazzo Chigi domenica scorsa. Quotidianamente ci si interroga sui motivi di un gesto tanto irrazionale quanto distruttivo, se Preiti sia pazzo e rimaniamo attoniti vedendo la compostezza e l'immensa dignitá di Martina Giangrande, la figlia del Carabiniere più grave. Navigando nel mare di Twitter si possono trovare miliardi di persone che commentano l'accaduto e che propongono la ben nota legge del taglione come sistema per punire l'assalitore : in poche parole, Giuseppe Preiti ha cercato ( e ci auguriamo che abbia fallito!) di uccidere due persone e pertanto merita lo stesso trattamento!
Commenti di questo genere mi hanno fatto gelare il sangue nelle vele. Premesso che Preiti debba doverosamente pagare per il proprio reato e che la pena di morte non sia prevista dal Codice Penale ed espressamente vietata nella Costituzione, é davvero questa la soluzione, questa l'idea di Giustiza che la societá possiede?
Penso che troppo spesso ormai, abbagliati ed influenzati dalla facilitá e leggerezza con cui gli Stati Uniti uccidono per fare giustizia e reprimere il terrorismo ( basti pensare ad alla fine di uno degli attentori di Boston ), in Italia scambiamo Giustizia e vendetta, le mischiamo senza più distinguerle perchè siamo umani e siamo preda delle nostre debolezze e paure: abbiamo bisogno di rassicurazioni immediate nel momento di massimo pericolo e la ricerca di un seppur minimo conforto ci spinge a commettere qualsiasi azione, anche la più irrazionale. Punire con la morte Giuseppe Preiti sarebbe semplice, l'opinione pubblica ne sarebbe largamente confortata, ma sarebbe una sconfitta per Cesare Beccaria e tutti quegli illuministi, forse un po' visionari, che giá nel XVIII secolo combattevano contro la pena di morte, contro uno modello di Stato opprimente e liberticida, rivendicando per tutti il diritto alla vita e chiedendo l'estensione di molti altri. E credo che sarebbe una sconfitta per l'Italia stessa, che é stata uno dei primi Paesi al mondo ad abolire la pena capitale, e che da vittima ( o parte lesa) diventa carnefice contro un suo cittadino!
La funzione della pena é un'altra: non deve offrire alla folla ma rieducare il criminale, non trattare come bestie coloro che sbagliano, stiparli in minuscole celle giá sovraffollate quanto predisporre il loro futuro reinserimento nella societá. Uno Stato deve agire lucidamente, senza pregiudizi né attenuanti, dev'essere equo ed imparziale, dimostrare fermezza senza mai seguire gli umori della folla: l'opinione pubblica è estremamente volubile e sappiamo che il popolo tra Gesù e Barabba scelse Barabba.
Mai come in questi giorni mi sono sentito fiero di essere cittadino italiano, perché la Repubblica Italiana non prevede la pena di morte e garantisce a tutti il diritto alla vita, anche al peggiore dei criminali!
Mi é stato detto che sono giovane e che i miei sono solo ideali; credo che chiunque sostenga ciò possa anche avere ragione, ma ho una certezza ben stampata in mente: preferisco il sistema giudiziario italiano ( seppur lento, decisamente migliorabile, anche nel rafforzamento delle pene) a quello statunitense che ottiene risultati ad un prezzo carissimo.

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