In questo periodo è aperta una mostra di Van Gogh a La Fabbrica del Vapore a Milano, zona Porta Garibaldi.
Se state pensando alla classica mostra di quadri siete sulla strada sbagliata. Si tratta di qualcosa di più cretino e multimediale. I quadri vengono ripresi, modificati e "animati" (proiettati in una stanza a pianta rettangolare, sia sulle pareti, sia su parte del pavimento, sia sui pilastri centrali) e raccontano passo per passo la storia dell'artista, accompagnati da alcune frasi che vengono proiettate anch'esse sulle pareti.
Il costo dell'ingresso intero è di 12 euro, ridotto per abbonati ATM o studenti (o altre categorie che non ricordo) 10 euro.
La durata della mostra è di 30 minuti, nel senso che ogni 30 minuti si ripete la stessa proiezione, ma si può star dentro quanto si vuole.
Il costo è un po' altino a mio avviso, ma credo sia giustificato dal fatto che non si tratta semplicemente di prendere in prestito dei quadri e di piazzarli sulle pareti, ma dietro questa mostra (non è esatto chiamarla mostra, si tratta più di una esperienza visiva e sensoriale) c'è un vero e proprio studio e una reinterpretazione delle opere di Van Gogh, pur tenendo fede al loro significato originale. Una critica che posso muovere è che ogni volta che appare una frase (sia in inglese che in italiano) lo spettatore deve distogliere lo sguardo dai quadri per leggerla. Avrei preferito che ci fosse una voce narrante per mantenere l'attenzione solo sulle opere.
E' da provare (in questo periodo c'è Van Gogh ma lo faranno anche con altri artisti, come hanno già operato in passato).
http://www.vangoghalive.it
Detto questo, volevo aggiungere due particolari su Van Gogh. Ho sempre pensato di lui come un vero sfigato. Con lui la vita è stata davvero stronza! Fratello di Theo, che ha sempre avuto molto più successo di lui (mercante d'arte), non è mai riuscito a vendere i suoi quadri che poi vengono riconsiderati soltanto dopo la sua morte e diventa uno degli artisti più significativi del suo tempo, al punto da anticipare l'Impressionismo (l'epoca pittorica che io preferisco). Per un certo periodo vive a fianco di gente molto povera e con una vita durissima (se non sbaglio prima tra dei minatori e poi con dei contadini, e di questi ultimi ne ritrae a valanghe, ricordo perfettamente le loro mani nodose in alcuni quadri esposti al Museo a lui dedicato ad Amsterdam). Ad un certo punto impazzisce (questo a livello artistico lo si nota quando comincia a inserire del rosso nei suoi dipinti, a piccole dosi, solo in alcuni dettagli, per manifestare il suo disagio) e viene ricoverato in un centro, un manicomio praticamente. Qui continua con la pittura, dipinge anche se stesso, sempre più triste, con il volto sempre più scavato, con i capelli sempre più corti. Non si riprenderà mai e decide di farla finita con un colpo di pistola. Ma anche lì è sfogato nuovo, perché muore dopo tre giorni di agonia, al punto che anche il fratello Theo riesce a raggiungerlo per salutarlo un'ultima volta.
Chissà se la sua gloria da morto in qualche modo l'ha potuta avvertire, ricevere. Se la sarebbe meritata tutta, proprio mi dispiace per lui, mi fa molta pena. Così straordinario eppure così solo e... sfigato.
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