Alessandro l'altra sera è andato in un locale che si chiama Charleston, a Treviglio. Siccome è il capo nel nostro gruppo di PR (ah, forse nel blog ancora non avevo scritto che sono una Public Relator da più di due anni), ci ha scritto una breve recensione del posto.
Incuriosita, sono andata sul sito (www.charlestontreviglio.it) e devo dire che mi è piaciuto parecchio. I prezzi non sono bassissimi, ma credo che ne possa valere la pena. E l'età è un po' superiore alla mia, ma per una sera ci sta.
Poi mi è anche piaciuto il nome del locale.
Sapevo che il Charleston fosse un ballo, oggi sono andata ad informarmi sulla sua storia. E' uno dei balli swing, di derivazione jazzistica e si è sviluppato tra l'inizio degli anni Venti e il crollo della borsa americana nel 1929.
Ho guardato un video su youtube e ho potuto apprezzare il fatto che sia un ballo molto movimentato, brioso, coinvolgente e saltato, per certi versi simile al boogie-woogie (non a caso entrambi appartengono alla famiglia dello swing, anche se il boogie si è diffuso più tardi, negli anni Trenta e Quaranta). Azzarderei addirittura il fatto che sia anche "recitato"; sembra che in ogni coreografia ci sia una storia, che viene comunicata con una maggior forza che negli altri balli.
Insomma, Charleston, mi piaci. Alla lista delle cose da fare prima di morire dovrò aggiungere anche "Frequentare un corso di Charleston".
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